Siamo nel mese ebraico di Adàr 5780, quando per tradizione siamo esortati a valorizzare ed esprimere la gioia. Sono felice che in questo periodo ho la possibilità di presentarti il mio sito, il mio centro di benessere e comunicazione. Ancor di più poiché in questi giorni è Purim, la festa ebraica dove tutto è capovolto, gli insegnanti sono studenti, i genitori sono figli e viceversa: nel mio lavoro, infatti, pongo moltissimo l’accento sull’importanza del dialogo nella famiglia. Inoltre, a Purim il confine tra il male ed il bene è offuscato dall’ebbrezza dello scampato pericolo dal genocidio del popolo ebraico in esilio in Babilonia.
Scampato grazie a cosa? Grazie alla collaborazione fra un uomo ed una donna, non è chiaro con quale tipo di relazione ma entrambi ebrei, che orbitavano intorno alla corte del Re Assuero. Un geloso consigliere del Re spargeva fra la gente attraverso le provincie il virus della malevolenza e del sospetto, fino a che riuscì a convincere il Re ad emanare un editto per lo sterminio degli Ebrei. Mordechai venne a saperlo e contattò Esther che era parte dell’harem del Re, le spiegò la situazione e la pregò di rivelare al Re che era ebrea e di chiedergli grazia per il suo popolo.
La Regina si chiamava Vashti. Successe che il Re diede un party di tutti uomini, durante il quale il livello di moralità si abbassò tanto che il Re fece chiamare Vashti e le disse di spogliarsi per il divertimento dei presenti. Vashti si rifiutò con disdegno (yay!) e il Re la prese in antipatia.
Nel frattempo Esther obiettava a Mordechai la pericolosità di ciò che egli le chiedeva di fare, data la sua posizione alla corte del Re. Mordechai replicò: ‘E se fosse che tu hai raggiunto questa posizione proprio perché un giorno avresti potuto salvare il tuo popolo?’ E continuò ‘se non lo fai tu lo farà un’altro, ma..’ . Ella accettò. Forse perché Esther era la favorita fra le concubine, forse perché il Re era in rotta con la Regina per via del fiasco al party davanti ai suoi amici, fatto sta che egli accolse volentieri la richiesta di lei di essere ricevuta.
Quando Ester si rivelò al Re Assuero, il Re non cancellò l’editto di fare guerra agli Ebrei, ma concesse almeno che avessero il diritto di difendersi dagli attacchi. Cosi fu che il popolo ebraico non venne completamente sterminato, cosa che sarebbe stata molto probabile visto che la maggioranza degli Ebrei, con l’invasione dei Babilonesi e la distruzione del secondo tempio, erano stati tratti e vivevano a quel tempo in Babilonia.
Questa storia di Purim (la mia è una versione allegramente romanzata ma credo abbastanza veritiera) è narrata nella Megillah Esther, dove, a differenza di tutti gli altri festivals, non una sola volta è nominato D@o. La salvezza non viene dall’alto, piuttosto dal popolo, con eroi ed eroine che raggiungono il risultato sperato con le loro passioni e motivazioni, e con l’unione delle forze. Inoltre, mi piace moltissimo che l’assenza del Nome dal testo non significa necessariamente la non-esistenza di D@o. Ognuno può leggere con gusto la Megillah secondo la propria sensibilità, credendo che D@o comunque sia dietro le quinte o che non ci sia affatto.
15 di Adar, Purim Shushan Sameach!

