Il 6 Settembre, pochi giorni fa, si è svolta la Giornata Europea della Cultura Ebraica, il cui tema è stato “Itinerari”, “percorsi”. Una scelta molto pertinente, dato che gli Ebrei sono in viaggio da tremila anni. In diversi, lunghi periodi della storia lo siamo stati realmente, perchè alla ricerca di una Terra in cui poter sviluppare il proprio potenziale e dare il meglio di noi stessi, o per causa di espulsioni e persecuzioni, oppure perchè si è più o meno spesso, fisicamente o spiritualmente, in viaggio da e per Israele.
Forse anche per questo in Ebraismo il concetto del Tempo è immensamente preponderante rispetto a quello di Spazio. È infatti attraverso i rituali quotidiani e delle Festività, scanditi dal calendario ebraico lunare, che noi ricostruiamo, in certi casi addirittura rievochiamo, uno ‘Spazio nel Tempo’, non importa dove ci troviamo fisicamente.
Ecco il ‘condotto spazio-temporale’!
Da circa dieci anni, questo è anche il continuo viaggio che, come Ebrea, compio ogni giorno, come cittadina del mondo, dentro e fuori dalla realta’ secolare o di diversa tradizione in cui vivo, che rispetto e che mi interessa. Ma se rifletto sui miei primi 55 anni, io ho sempre viaggiato, sia materialmente, da appena nata andando via da Modena di città in città con la mia famiglia e continuando poi da adulta; sia interiormente, attraverso il mio ‘condotto spazio-temporale’, per estraniarmi da una realtà familiare di ingiustizia, violenza e insicurezza, coltivando la mia fede, cioè fiducia e speranza.
Questo mese ebraico di Elul sta volgendo al termine, fra due giorni sarà Rosh HaShanah, il capodanno, e come da tradizione ho anche io cercato di fare un pò di Cheshbon HaNefesh, un inventario di come mi trovo, di dove sono, rispetto a Te, Adonai, rispetto a me stessa e alle persone che mi sono care e alla comunità.
Mi sono resa conto che non sono stata bravissima nell’uso del mio ‘condotto spazio-temporale’. Mi spiego meglio: credo di sapere che Tu me lo hai fornito alla nascita perchè sarebbe stato (e lo è stato) uno strumento di sopravvivenza per la mia crescita e il soddisfacimento del mio ruolo al mondo, e di questo Ti sono profondamente riconoscente. Forse l’ho usato troppo?
Il mio viaggio nella vita mi ha portato già venti anni fa (nonostante l’ ostilità da parte di mio padre) al mio Ikigai, a conoscere il nocciolo del mio potenziale, cioè la capacità di dare benessere e da allora senz’altro lo ho sviluppato e messo al servizio degli altri, arricchendolo e affinandolo in una direzione spirituale. Ovviamente, fin dall’inizio, il mio lavoro – mi dava – ma sopratutto richiedeva una concentrazione di equilibrio, iniziativa e sicurezza della mia propria pace. Allora, forse per difendere questo spazio e il mio impegno, non mi sono mai imposta alla mia famiglia di origine nella mia veste professionale, con le mie capacità e la mia esigenza di tranquillità.
Ti chiedo perdono,
Lior

