Ieri mattina ho dimenticato la sciatalgia che mi azzoppa di tanto in tanto, e ho deciso di fare un omaggio alla mia Tuki per questa festa di Purim! Sono cosi contenta di essermi organizzata già settimane fa: invece di arrivare un pò trafelata all’ultim’ora come mi succedeva in passato per i festival (che per noi Ebrei vuol dire quasi sempre taaaanto cucinare!), ho avuto la fortuna di inciampare, in una conversazione FB della mia cara Rabbi Debbie Young- Somers di Londra, nella ricetta per il ripieno degli Hamantaschen fatto con i semi di papavero. Ariel, appunto, mi aveva sempre detto che quello, e non le marmellate varie, è il suo favorito!
Cosi, ho fatto una cinquantina di questi triangolini, che vogliono ricordare le tasche di Haman – boooooooo! – il Cattivo della Megillat Ester, la storia di Ester e del popolo ebraico in esilio in Babilonia che stava per essere sterminato appunto per il complotto di Haman – booooooo!. Ma grazie al cugino Mordechai che la supplicò di farsi avanti e rivelarsi come Ebrea al Re Achasueros, di cui era una delle concubine, Ester fu coraggiosa e chiese al Re di considerare cosa stava per essere indotto a fare. Probabilmente, se il piano non fosse stato sventato, non esisterebbe più il popolo ebraico.
Gli Hamantaschen sono piaciuti molto ad Ariel, e cosi abbiamo fatto tanti piccoli mishloach manot, i tradizionali sacchettini con cibi augurali come regalo per i nostri amici e parenti che si distribuiscono per tradizione a Purim.
Oggi pomeriggio sono andata a trovare la mia mamma, e le ho portato un mishloach manot di Hamantaschen. Quando vado da lei, non so mai come la troverò: se questo vale per ognuno di noi, per Silvia lo è molto di più: a volte mi parlerà come quasi parlasse da sola, con grandi vuoti di memoria e magari una frase ripetuta come per riempire quei vuoti. A volte, invece, il cuore mi sobbalza dalla gioia di vederla e sentirla serena, presente, affettuosa .. oggi è stato cosi!
La cosa stupenda del cibo ebraico è che mi appassiona raccontare la storia della festa per cui ho cucinato quel particolare piatto o dolce, e perchè. Allora, dato che ho trovato la mamma ricettiva, ho subito offerto gli Hamantaschen e intorno al tavolo di cucina, a lei ed alla nostra cara Estelita, ho riassunto la Megillat Ester.
Silvia ha sempre avuto l’abitudine di mangiare solo per appetito, quasi mai l’ho vista fare il bis di un cibo: oggi pomeriggio, mentre ascoltava le mie scenette e si slurpava i dolcetti uno dietro l’altro, ridevamo alle spalle di Haman – booooo! ed è stato bello!
Chag Purim Sameach, felice Purim!


“Tasche” in tedesco è anche”borsa/sacchetti”. Esistono anche le “Maultaschen” Come piatto. Hanno la forma dei Ravioli. Sempre una pasta con del ripieno.
Direi che in questo caso la traduzione verso l’italiano non sia”tasche” Come quelle “di haman” Ma piuttosto “contenitore” Come una 👛 in realtà “sacchetto” Che dici Lucia? 🙂
Felice Purim!
Grazie e bentrovata sul blog, Doreen! Ti chiedo scusa per il ritardo nel risponderti, davvero, ti prego di non farti scoraggiare dall’interagire con i miei pensieri in futuro! Dopo la pausa di Shabbat, la mia settimana è iniziata un pò vorticosamente, ed ora eccomi qui. Non sapevo che in Tedesco “Tasche” vuol dire anche borsa, sacchetto .. allora sono decisamente d’accordo con la tua ipotesi riguardo agli Hamantaschen: in effetti ha senso, sopratutto per la collocazione storica antica, e la figura prominente del consigliere Haman (boooo), quando l’equivalente del moderno “portafogli” degli uomini era un sacchetto pieno di monete sonanti. Buona settimana e alla prossima!