KC, una professionista inglese esperta di branding, sta offrendo in questo periodo su Instagram un mini corso gratuito dove insegna agli IGers in erba come, creando efficaci abbinamenti di fotografie, video, tags e descrizioni, meglio promuovere la propria pagina.
Ultimamente ho scoperto che Instagram è il mio social preferito, poichè è davvero (quasi) puramente visual, mentre preferisco leggere le idee ed esperienze degli altri attraverso i blogs personali. Ho forse anche preso io stessa più confidenza nello scatto, tanto che non vedo l’ora di potermi permettere di acquistare la flash box per fotografare i miei manufatti!
Quindi, ho approfittato dell’occasione. Dopo una breve introduzione mi è stato chiaro che la lezione di KC puntava più in alto di semplici trucchi da tastiera, o forse dovrei dire più dalla base, ovvero dalla creazione del proprio profilo. KC spiega che il primo passo è identificare il proprio Soul Brand Essence, praticamente la propria essenza, chi siamo, per poi rivolgerci al pubblico e, con la giusta comunicazione di testa e cuore, incontrare le persone che possono essere interessate a ciò che offriamo.
Questo compito mi ha risuonato profondamente familiare, ma come una spina nel fianco, come un vecchio ostacolo che non ho mai saputo superare. La prima volta fu negli anni 2000, quando, mentre crescevo mia figlia a Milano e crescevo con soddisfazione nel mio lavoro del Massaggio Ayurvedico, un giovane nostro inquilino mi incoraggiò ad aprire un blog, e scappai all’idea. Poi una decina d’anni fa a Londra, un’anima gentile amica di amici creò per me la prima pagina web. Nonostante stessi allora ampliando le conquiste e le conoscenze fatte durante 27 anni di vita a Milano, e iniziando la più travolgente e bella avventura che mai cioè gli studi ebraici e la vita più completa di sempre, non riuscivo a scriverne. Infine, sono arrivata a Modena. Questa volta – sopratutto per colmare la distanza fisica tra me e i mondi dove, negli scorsi venti anni, avevo incontrato i miei clienti, anche se in modo istintivo e casuale invece che con un marketing mirato, decisamente grazie al passaparola – mi sono rivolta ad un professionista per di trasformare quella pagina web in un vero e proprio sito, questo da cui sto scrivendo, e supportarmi nella mia, quindi sua, continua evoluzione.
Eppure, non sono ancora riuscita a rispondere a quella domanda: Chi sono io? A chi rivolgo il mio lavoro? Perchè io posso dare loro un servizio o un prodotto di interesse? Quali aspetti della mia identità sono a cavallo tra le due diverse categorie che mi contraddistinguono?
Fra poco entriamo nel mese di Nissan, e poi sarà Pesach, dall’Ebraico pasach che significa “passaggio oltre”. La festa di Pesach è la rievocazione della liberazione degli Ebrei dalla schiavitù in Egitto, il cui nome ebraico Mitzrayim significa “luogo stretto” (per saperne di più). Pesach è la “festa delle domande”, quando siamo incoraggiati, direi quasi tenuti a porne durante il Seder rituale.
Un mio caro e stimato Maestro, nell’ aiutarmi a dare impulso all’Atelier di Benessere Etico che avevo aperto a Modena, una volta mi disse ” …, ma tu sei colei che deve dare la spinta finale”. Una visione che naturalmente mi ha ricordato il parto, che avviene da un “luogo stretto”, ma che nella mia esperienza di madre ho vissuto diversamente, con il parto cesareo. Un “luogo stretto” della persona è anche il collo, con la gola, come un passaggio tra il cuore e la testa, a metà strada fra i quali si trova la bocca, da cui viene la nostra espressione.
Allora forse dare forma a questo puzzle mi mostra che per me è ora di liberare quel canale da un’occlusione che credo si sia formata per paura di chiedere, e quindi dire. Ammetto che mi vergogno per il ritardo nell’ affrontare questo aspetto cosi importante per la mia indipendenza e la mia utilità nel mondo, trovando consolazione in queste parole di Rav J. Sacks z’l: “per la nostra salute e sopravvivenza, prima bisogna costruire il nuovo, poi si può affrontare un passato oscuro non da vittime ma con un messaggio che possa essere costruttivo”.
Shalom, LiOr.

