La parasha di Tazria-Metzora non è generalmente amata dai B’nei Mitzvah e da chi scrive drashot per il suo difficile argomento che sembra lontano dalla vita contemporanea. Tuttavia, questa è la seconda volta che leggiamo la porzione nel contesto della nostra malattia mondiale, e riguardo a come le comunità stanno cercando di controllare la diffusione del Covid-19. Non sembra più così strano e incomprensibile per noi dover prendere decisioni vitali, e questa terribile porzione ora descrive situazioni e possibili risposte che sono fin troppo reali nel 2021.
Le antiche parole della Torah non cambiano mai, ma noi si. Questa settimana la Torah parla di isolamento e di quarantena, parole che ogni giorno, in tutte le lingue, costellano i notiziari quotidiani. Nel leggere Tazria-Metzora, nel contesto del Coronavirus, non siamo più così disgustati dall’esclusione del lebbroso e dalla durezza delle condizioni che gli vengono imposte. Abbiamo una maggiore esperienza della tristezza e della solitudine di coloro che sono malati, ma ci “identifichiamo anche con l’altra prospettiva, con il sacerdote che esamina e la necessità della società di proteggersi”.[1] Ci viene ricordata l’importanza di pikuach nefesh, di mettere al primo posto la conservazione della vita, e che questo è sacro come le nostre parole di preghiera. E, mese dopo mese dopo mese, abbiamo messo da parte il nostro bisogno personale della presenza fisica dei nostri cari e degli amici per proteggere coloro che sono vulnerabili e prevenire ulteriori infezioni. Per Shabbat dopo Shabbat dopo Shabbat non abbiamo pregato insieme nei nostri santuari, non abbiamo cantato insieme, e non abbiamo condiviso un oneg. Abbiamo seguito le linee guida e le regole, con la speranza che questo lavoro sacro possa pulire la comunità dalla malattia. Abbiamo fatto del nostro meglio.
Ci sono molti versetti nella nostra porzione che parlano di pulizia: “Il settimo giorno si laverà le vesti e farà il bagno nell’acqua; allora sarà pulito…”[2] Il potere dell’acqua di rinfrescare e rinnovare è chiaro, come abbiamo ricordato attraverso la nostra maggiore attenzione al lavaggio e alla disinfezione delle nostre mani. Tuttavia, mentre contiamo fino a venti e strofiniamo tutte le fessure, è il momento di considerare che non si tratta solo di lavare via il passato, ma che ci stiamo anche preparando per il futuro. Come sarà la vita una volta che tutti saranno vaccinati? Qui in Italia, la mia città è tornata ad essere una “Zona Arancione” dopo diverse settimane di blocco totale ufficiale, e nel centro storico vediamo un via vai di persone anche senza il normale flusso dei turisti. Facebook era inondato all’inizio di questa settimana di foto dei miei amici Inglesi che bevevano una birra nel giardino dei pubs. Sono stati annunciati piani per il ritorno del pubblico ad assistere a partite di calcio e altri eventi sportivi e culturali. Per molti di noi si intravede una luce in fondo al tunnel, e non vediamo l’ora di ritornare alla normalità.
Tazria-Metzora ci insegna il potere dell’acqua di pulire, e noi abbiamo certamente imparato questa lezione. Ci siamo mantenuti vivi, ci siamo sostenuti e siamo riusciti ad arrivare fino a questo momento. Ne siamo grati. Ora è il momento di riflettere su cosa intendiamo per “normalità”. Vuol dire la vita come era prima della pandemia? O possiamo aver imparato da questa esperienza che d’ora in avanti sono necessari dei cambiamenti? Non è abbastanza essere puliti fisicamente, ora è il momento di rivolgere la nostra attenzione alle nostre anime.
Molti anni fa Rav Elyse Goldstein mi insegnò a proposito del potenziale spirituale del mikvah. Ella spiegò come l’acqua che scorre nel mikvah prende ciò che era dai nostri corpi e dal nostro spirito, portandolo via. Quando entriamo in quel flusso e lasciamo andare il passato, ci apriamo a nuove esperienze, sentimenti e pensieri. L’acqua ci aiuta nella transizione da uno stato ad un altro: il passaggio dai giorni in cui abbiamo il potenziale di creare una nuova vita a quelli in cui non possiamo, il momento in cui entriamo a fare parte della famiglia del popolo Ebraico, la guarigione da una esperienza traumatizzante. Potrebbe questo rituale avere un ruolo da giocare nella transizione che adesso stiamo per affrontare? Potrebbe accompagnarci dall’isolamento fino al rientro nella comunità? Che sia una visita ad un mikvah, o ad un fiume vicino, o al mare, potremmo considerare il potere dell’acqua di aiutarci ad attuare un rinnovamento spirituale e a prepararci per il lavoro di tikkun olam che abbiamo davanti a noi.
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[1] Rabbi Dr Ulrike Offenberg, WUPJ Drash 19.04.20
[2] Leviticus 14:8-9, also 14:47 for example.
Foto: Lior, Netanya, Israel

