Questa è la settima e ultima parte della mia scrittura di una “traccia biografica” che ha scandito il mio passaggio da Pesach alla festa di Shavuot.  Sarebbe stato prevedibile che lo pubblicassi prima del 49mo giorno dell’Omer.

Purtroppo, il 10 Maggio, nella ricorrenza di Yom Yerushalaim, che era il 43mo giorno dell’Omer,  è scoppiata una guerra tra gli Arabi Palestinesi e Israele. Non è la prima volta che questi popoli sono in guerra, non è neanche la prima da quando io sono parte del popolo Ebraico, ma questa volta mi ha spezzato il cuore in un modo diverso.

Forse perchè questa volta più delle altre ho la sensazione che la scintilla sia partita da una sfera direi quasi più “intima”, e sappiamo che a differenza del passato essa ha coinvolto, a causa di alcuni estremisti, anche cittadini Ebrei e Arabi Israeliani, che finora avevano convissuto in pace. 

Sarà perchè ho fatto una introspezione nella mia vita proprio durante un periodo spiritualmente cosí sensibile come i giorni dell’Omer?

Fatto sta che questo avvenimento ha rallentato il mio passo, approfondito i miei pensieri ed eccomi quindi, oggi 20 Maggio 2021, tre giorni dopo Shavuot, a pubblicare la settima settimana, ma divisa in due parti, cosi che non risulti troppo lunga 🙂 

– Segue –  prima parte

La mia compagna decise di trasferirsi a Modena con me, con un prezioso gesto d’amore. Cosi come lo è stato il periodo post-laurea da Londra che mia figlia ha trascorso a Modena, lavorando con me nel mio negozio. Tutto ciò mi ha aiutato ad aiutare mia madre. Però le mie energie psichica e di connessione con il pubblico stavano scemando, cosi come mi era successo in passato. 

Prima di arrivare a chiudere il negozio, provai allora a limitare le spese lasciando il mio piccolo nido in citta’ e chiedendo ospitalità a mia madre, anche per esserci quando non ero al mio lavoro, in quella che lei chiama “la casa di famiglia”. Quando dopo poco mi mandarono via, ho alloggiato all’ostello per la gioventù: ho tenuto tutto l’affanno e l’umiliazione per me, senza coinvolgere mia sorella per evitare ulteriori tensioni. La sua risposta a me era di solito un ennesimo sfogo di rabbia verso i nostri genitori, non proprio quello che mi avrebbe aiutato.

Un giorno mia madre mi telefonò apposta per dirmi che chiedeva scusa a tutti i suoi figli per ogni sua azione o parola che ci avesse fatto male. Rimasi teneramente colpita, e le dissi che apprezzavo e accettavo sicuramente questo atto, e che ricambiavo per quello di dannoso che io potevo aver fatto a lei. 

Nella primavera 2019 mia sorella organizzo’ un consulto ortopedico e poco dopo io accompagnai mia madre ad un day hospital per valutare la possibilità di fare una protesi all’anca, al termine del quale lei e i medici decisero per il si.

Cosi il 20 maggio, oggi sono 2 anni!, subí l’intervento, e quando usci’ io e mia sorella eravamo commosse e sollevate di immaginarla con una salute migliore. Nella notte ricevetti la chiamata dal ospedale che mia madre farneticava e non era gestibile. Ci precipitammo da lei, io trascorsi la prima notte e da allora mia sorella ed io ci siamo divise il tempo di assistenza durante un periodo durissimo di almeno tre mesi. L’intervento era andato benissimo come ortopedia, bh, ma l’anestesia aveva stravolto la fragile situazione neuro-vascolare di mamma. 

Dopo una settimana fu spedita in casa di cura per la riabilitazione, ma lei era ancora molto indietro. Dopo due settimane la clinica premeva per la dimissione anche se non era stato possibile farle fare la prevista riabilitazione. Mia sorella voleva trasferirla in una famosa struttura in collina. Ricordo quel momento: eravamo nel corridoio della clinica e lei mi parlava di questo posto lontano, io dissi che secondo me era presto perche’ non aveva le funzioni sufficienti per fare la fisioterapia nemmeno li dove era,  e sarebbe stata anche lontana da raggiungere. Mia sorella mi chiedeva ‘cosa ne dici’ senza considerare ciò che rispondevo, vedevo il suo sguardo che non mi vedeva, e ai miei dubbi ripeteva ‘tutti dicono sia un posto ottimo’. Io suggerii di portarla a casa sua, anche per riacquistare una consapevolezza psicologica,  e da li organizzare una combinazione di cure e fisioterapia, stando tutti vicini.  Ma come al solito, non ho insistito, e sono stata obbediente alle decisioni prese da altri.

Mia madre fu trasferita a 80 km da casa, dove io e mia sorella ci alternavamo ogni giorno per visitarla.  Ogni volta la trovavo più confusa e abbandonata, infatti era troppo debole per la riabilitazione ma quella struttura non le poteva dare l’assistenza necessaria, nemmeno per mangiare, infatti non mangiava. Un giorno la trovai febbricitante, inzuppata di sudore, da sola in una camera isolata. La sistemai e pregai il medico di capire il motivo. Arrivò mia sorella, io tornai a Modena ma le notizie erano pessime. Le dissi di chiamare un soccorso, ma lei era titubante. Invertii la marcia e tornai da loro: mia madre era in condizioni sempre peggiori, mia sorella e il suo partner cercavano inutilmente di convincere gli OS di chiamare un medico interno. Io presi la responsabilità di firmare, chiamai il 118 e portarono mamma dritta all’ospedale civile, dove ricevette due trasfusioni per disidratazione e denutrizione e fu trattenuta. 

Poi finalmente torno’ a casa, con tutto uno stuolo di assistenza. Mia sorella trovò un bravo fisioterapista ed io trovai una assistente che riuscí a tenere testa alla paura di mia madre di alzarsi.  Un giorno mia sorella ed io stavamo parlando con una amica OS delle varie incombenze quando io aggiunsi all’ “ordine del giorno” che era il caso di conferire ad uno di noi il potere decisionale, giusto in caso. Io pensavo già a mia sorella, ovviamente!, ma dato che: a) ero rimasta colpita dall’episodio della sua incertezza nel chiamare soccorso, b) per me era implicito che continuassimo a confrontarci sulle iniziative (anche se .. davvero?), mi è dispiaciuto scoprire che avevano fatto tutto senza dirmi niente. Mia sorella ha cominciato allora a costruire “muri” intorno a mia madre, chiudere a chiave ambienti della casa, immagino con le migliori intenzioni ma senza mettermene a parte se non per gli sfoghi d’ira per il peso della situazione. Non ho mai protestato per i commenti antisemiti del suo partner per paura di essere accusata di creare problemi inesistenti.

LiOr                                                                                                                                       – segue –

Photo: LiOr    Lod, viaggio in Israele 2015

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