Domenica scorsa Eitan e sua madre Tal, suo padre Amit e il suo fratellino Tomer erano felici di trascorrere una giornata di sole, aria di montagna, sano movimento e bellissime viste sui laghi del nord dell’Italia insieme ai bisnonni, i nonni di Tal.

Sembra strano che i bisnonni di una donna adulta prendessero parte ad una gita piacevole ma impegnativa, che prevedeva addirittura la salita in funivia e poi camminate per i boschi?

Non è strano per una famiglia Ebrea, non lo è affatto. Non importa se e quanto i giovani Israeliani (come questa dolce famiglia Biran) siano osservanti di una religione, l’Ebraismo, che incoraggia donne e uomini a sposarsi giovanissimi, a creare bambini, ad istruire femmine e maschi, ad amare la vita propria e di tutta l’umanità: anche i meno osservanti di solito sono propensi a creare una famiglia da giovani.

Eitan, sappiamo che poco dopo mezzogiorno le vostre vite hanno improvvisamente incontrato la paura, il dolore ed il buio. Il cavo a cui tutti voi, con gli altri turisti tra cui il piccolo Mattia, eravate appesi con fiducia e forse, almeno voi bambini, un pò di incredulità, si è spezzato. Poi la cabina ha preso una fortissima velocità correndo all’indietro, verso il punto da cui eravate partiti.  Si è sganciata ed ha volato nel vuoto, fermata solo dagli alberi alti e possenti.

Eitan, anche tuo padre Amit era un albero possente. Tutti i tuoi cari lo erano ma tuo padre, probabilmente poichè il caso ha voluto che ti trovavi tu vicino a lui – mentre magari tua mamma Tal era un pò più in là con Tom – ti ha abbracciato e protetto fino all’ultimo. Io ringrazio Hashem per tenerti vicino, per aiutarti a crescere bene con la tua zia, i tuoi nonni, nella benedizione della memoria dei tuoi cari.

Ed io vorrei uccidere le persone che sono pienamente responsabili di quanto è accaduto a Stresa. Come mi ha detto mia figlia Irene, la vergogna del loro comportamento è lievemente, solo un briciolo, attenuata dalla sincerità con cui hanno ammesso.

In Italia, questa immediata trasparenza sulle responsabilità in casi giudiziari è una rarità, speriamo che venga colta dagli organi competenti per dare corso alla giustizia. Rimane però scioccante sapere che non una, ma addirittura un gruppo di persone a cui è affidata la sicurezza di tante altre, possa scendere cosi in basso, possa perdere la ragione e il significato della loro presenza al mondo, tanto da dare ad ogni vita altrui il valore corrispondente ad un biglietto venduto, niente più.

Mi sembra incredibile dirlo, ma dopo tutto questo e il dispiacere e la rabbia e le lacrime di questi giorni, ieri sera sono rimasta ancora più scioccata dalle parole di una giornalista che, in una trasmissione di approfondimento tv, dava aggiornamenti dall’ospedale di Torino dove sei curato tu, Eitan e dove sono con te la zia e i nonni.

Ella ripeteva che tu sei l’unico superstite della tua famiglia, quindi dicendo che hai perso tutto, che non ti rimane niente, con un tono che faceva quasi trapelare l’idea che – mi fa orrore dirlo ma è quello che sembrava, spero non sia vero – in una situazione simile non ne valga la pena … Io prego per essermi sbagliata, che questa giornalista sia una pessima comunicatrice.

Certo che la sofferenza di un bambino per la perdita del suo intero mondo, interiore e fisico, come la propria famiglia, è immensa. Ma proprio per questo, e proprio in questo momento storico in cui, sopratutto come popolo Ebraico, ci sentiamo più vulnerabili, l’amore per la vita e il valore che diamo ad ogni singola vita, anche la nostra, devono essere incoraggiati e nutriti come una forza individuale. 

Allora Eitan, il tuo risveglio emotivo sarà durissimo, ma tu lo sai, noi Ebrei crediamo che ” .. chi salva una vita, salva l’intero mondo”. Tuo padre, con lo zampino di HaShem, lo ha fatto, ed è una cosa meravigliosa che tu possa continuare la tua storia e tutto il bene che ne verrà.

Shalom,  LiOr

 

 

 

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