Con Sepha Kirshblum da Israele, in questi giorni ho capito molte cose di me stessa in relazione al concetto ebraico di teshuvà, che è il nostro massimo impegno durante il mese di Elul, quello che stiamo vivendo, subito precedente al Capodanno, Rosh Hashanah e Yom Kippur, i Giorni della Meraviglia per l’emozione verso la creazione e Dio.
Mi è tornato in mente quando da ragazzina, la mia amica più cara mi disse ‘Lucia, tu ti lanci nel buio senza nemmeno provare ad accendere un fiammifero’.
Teshuvà in Ebraico vuol dire ‘ritornare’. Ritornare al proprio se’ migliore, come se lo avessimo già conosciuto. Come suggerisce Rabbi Menachem Creditor, lo shofar – il corno di montone che è una mitzvah sentire suonare in questo mese di Elul – ci richiama a questo: è un invito a provare un’emozione per chi o cosa vogliamo, individualmente o come società. Lo shofar, nella sua realtà, grida a noi di ritornare alla vita.
Il Rabbino del giornale online ‘Ten Minutes of Torah’ spiega teshuvà cosi: l’iniziale lettera Tav sta per ‘Tammim Tiyeh im Hashem Elohecha”, dove tammim significa un essere semplice, a cui non manca intelligenza ma sincero e connesso, che ha fiducia. Quindi il primo passo verso la teshuvà è il ritorno al nostro proprio istinto, senza super-analizzare la vita.
In parashat Ha’azinu, Deut. 32:7-12, Mosè racconta di come Dio “ci ha trovato” nel deserto: come dire non ci aspettava, fu una sorpresa? Infatti questo linguaggio suggerisce che, proprio come un ‘ritrovamento’ spesso non è un processo razionale e sicuro, ma qualcosa oltre, che può essere speciale e prezioso, cosi è buono per noi avere un approccio autentico, integro, per non razionalizzare troppo e aprirci alla spiritualità inaspettata.
Ripensandoci, durante la mia adolescenza e fino al compimento dei 40 anni, potevo dare l’impressione che aveva la mia amica, di non calcolare abbastanza e magari talvolta avere paura dell’incognito. Ogni individuo è fatto in modo diverso. Io credo di essere venuta al mondo con una grande voglia di fare e di crederci, e infatti fino dalla giovinezza ho colto poche ma significative occasioni di seguire e imparare da persone per crescere e diventare felicemente autonoma grazie a questa mia natura.
Ma sono anche nata con una struttura cerebrale forse non completa, troppo semplice. Questo è stato un problema nella mia vita solo quando mi sono allontanata dalla prima parte di me e ho cercato di compiacere, di essere apprezzata dai miei genitori e fratelli, il che mi richiedeva di super razionalizzare.
Ho imparato la lezione da questo eccesso di ego, di voglia o senso di dovere essere riconosciuta da tutti? Credo di si, se non altro perchè ora mi rendo conto di quanto mi dispiace aver, per confusione, trascurato chi davvero mi riconosce cosi come sono.
Forse il fiammifero era sempre stato acceso, dovevo solo proteggere meglio la fiamma.
השיבנו יהוה | אליד ונשוב חדש ימינו כקדם
Take us back, Eternal One, to Yourself, and let us renew our days as of old.
Photography: Sarà e lo shofar di Ariel J Friedlander

