9 Ottobre 2026 –  28 di Tishrí 5787

PARSHAT BERESCITH

Oggi è un nuovo inizio Lior, una rinascita tra corpo e spiritualità e relazioni umane. Come nel primo capitolo della Torà, il tuo universo personale sta nascendo, con il lento emergere dell’ordine dal caos. 

In Bereshit capitolo 1,  Dio è descritto come Elokim, che per i Saggi si riferisce alla giustizia Divina. E’ un nome collettivo, rappresenta la forza delle forze; Elokim è il Dio che incontriamo nella Natura, nella vastità e complessità della creazione. Un nome comune indica una categoria, un gruppo di cose unite da caratteristiche comuni. Indica sostituibilità, oggetti definiti dalle loro funzioni. Un nome proprio è diverso: si riferisce ad un individuo nella sua individualità. Eticamente, nessuna persona è sostituibile con un’altra. I Saggi insegnano: “Quando un essere umano crea molte monete con lo stesso conio, esse risultano tutte uguali. …Dio crea ogni essere umano nella stessa immagine, la Sua immagine, ed essi sono tutti diversi.”

Il tuo caos è stato bellissimo ed è stato tremendo.

Nei capitoli 2 e 3 di Bereshit, Dio è chiamato Hashem-Elokim.  Nel capitolo 4 Dio per la prima volta è chiamato solo Hashem.

Hashem non è un nome comune ma è un nome proprio. Si riferisce a Dio non come un potere, o una totalità di poteri, ma come una persona, a “Thou”.  Hashem (che è il nome per il tetragramma) è quello che parla a noi e al quale noi parliamo, che ci ama come una persona ama, che ascolta le nostre preghiere, perdona le nostre mancanze, ci da’ forza in tempi duri, e ci insegna il sentiero della vita.  Judah Halevi  diceva che la differenza tra Elokim e Hashem è la differenza fra il Dio di Aristotele e il Dio di Abramo.

Hashem è Dio come lo incontriamo non in creazione ma in rivelazione.

Qualcosa cambia nel corso di questi capitoli: non Dio (che non cambia) ma la percezione che l’umano ha di Dio.

Lior, nel tuo primo capitolo sei arrivata fin qui sana e salva,  come parte della Natura, hai toccato con mano (letteralmente)  come sia vero che noi condividiamo tanto del nostro DNA con altre forme di vita.  Elokim è l’autore della natura.

Nei capitoli 2 e 3 l’essere umano comincia ad usare il linguaggio. Dio presenta all’uomo le varie forme di vita “per vedere come le avrebbe chiamate, e quello sarebbe stato il loro nome”. Finora Adamo usa nomi comuni, sia per gli animali che per sua moglie, che chiama “ishah”, “donna”. E’ passato da natura a cultura (di cui il linguaggio è il primo passo), ma non ha ancora capitoli concetto di una persona. Solo quando Adamo chiamerà sua moglie con un nome proprio, Eva, la Torà userà per Dio solo il nome Hashem. Dopo che Adamo diventa consapevole di sua moglie come persona egli può capire Dio come una persona.

Quando ti sei data il tuo nome, Lior, tu hai iniziato questo percorso, beh, a modo tuo. Già chiamavi con “nome proprio” le persone importantissime della tua vita, tuttavia il tuo rapporto con Dio non era ancora integrato in quei rapporti personali.   Forse non chiamavi te stessa con “nome proprio”.

L’ Ebraismo è stato molto di più che la scoperta del monoteismo. Questa idea è all’interno della parola Elokim. E’ stata anche la scoperta che Dio è una persona – che il fatto che noi siamo persone con amori, paure, speranze e sogni, non è un risultato  accidentale dell’ evoluzione ma è un riflesso della definitiva realtà del cosmo. Noi non siamo robots genera-geni ma persone, ognuna di noi unica, insostituibile, e siamo qui perchè Dio ha voluto che fossimo qui. Questo è il rivoluzionario concetto di Hashem, e fu solo quando Adamo rispose a Eva come una persona che egli potè rispondere a Dio come ad una persona.

Questo è il perchè i comandamenti (mitzvot) fra noi e Dio sono inseparabili da quelli fra noi e gli altri esseri umani. Forse tu hai esagerato un po’, Lior. Forse proprio per l’importanza della tua relazione con Hashem, hai dato troppa importanza al “nome” dei tuoi compagni di viaggio umani, adombrando il tuo proprio nome.

“Betzelem Elohim” a immagine di Dio. 

 “Dio creò l’essere umano a Sua immagine, a immagine di Dio lo creò”. Questo verso mi intriga molto: perchè se si considera la Torà come scritta da Dio, anzi dettata da Dio a Mosè, (in alternativa alla credenza che i 5 libri della Torà siano un testo costituito da vari testi scritti da diversi soggetti) la prima parte è ovviamente il testo all’attivo, dove Dio racconta ciò che ha fatto; la seconda frase è strana, mi suona come se Dio dicesse che creò l’essere umano a immagine di Dio, come se Dio si fosse ispirato a Dio.  

Non perchè Dio abbia un aspetto umano, no no, ma perchè ogni essere umano possiede un valore unico, una dignità che non dipende dal denaro, dalla posizione sociale, dalla cultura o dalle capacità. Le regole di giustizia, misericordia, compassione, beneficenza, riguardo per il povero, amore per il prossimo e lo straniero, delicatezza di linguaggio e sensibilità, sono tutte varianti del rispetto per l’altro come immagine del Divino altro. 

Il modo in cui trattiamo l’altra persona dà la misura del modo in cui consideriamo il valore della vita umana: è facile trattare con rispetto chi ci assomiglia, chi la pensa come noi, chi ci “serve”.

Umiliare, disprezzare o ignorare una persona significa dimenticare il valore che essa porta dentro di se, invece rispettare l’altro, ascoltarlo e trattarlo con dignità significa riconoscere quel Tzelem Elohim.

L’hitraot, a presto!

Luli

 

 

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