(continua)
La mia amica del cuore dell’adolescenza una volta mi disse “Tu non puoi fare a meno di voltarti, di prestare attenzione a chi hai di fianco”. Sarà il mio istinto, non ne dubito, ma forse esso è stato rafforzato dal fatto che il mio sguardo ha avuto come punto di riferimento un’altalena. Sai, come seguire una partita di tennis dove al posto della pallina vi è il mio senso di sopravvivenza, la mia ricerca di un centro dove potermi appoggiare, in cui i miei mezzi intellettivi ed emotivi possono valere qualcosa per vivere.
I due estremi dell’altalena erano l’unica costante: da “vostro padre mi ha mollato con tre figli”, a “è sempre vostro padre”. Queste rivelazioni non erano trasmesse in un intimo raduno della famiglia, magari con una spiegazione circa ‘dove eravamo’. Li sentivo spesso sempre in brevi commenti fra mia madre e parenti e conoscenti. Come un cambio di quinta teatrale, quando mio padre appariva una o due volte l’anno, apparentemente si faceva finta di nulla. A parte quando tutto finiva con mio fratello che dava di matto anche dopo che mio padre era ripartito.
Non protestavo che mia madre mi passasse le sue scarpe, per cui mi prendevano in giro a scuola, quando poi in visita a Londra mio padre mi comprava un vestito di lusso. Ci ha sempre procurato belle case, ma per mia madre il nostro mantenimento quotidiano era sempre incerto, aleatorio. Sopratutto, non ho detto nulla quella volta che, a Londra, mio fratello aggredì mio padre brandendo un coltello da cucina, lo butto’ a terra e standogli sopra gridava “ti ammazzo!”. Io stavo a guardare. Poi la furia si calmo’ e nessuno ne parlò mai.
Quando mio padre mi disse che voleva che io seguissi le sue orme nel lavoro in banca, espressi il desiderio di frequentare l’università in scienze bancarie a Siena. Non ebbi alcuna risposta, ormai mio padre aveva deciso che sarei andata a vivere con lui a Milano. Qualche anno fa mia madre mi disse che decisero cosi dato che l’università di mio fratello era stata una vicenda drammatica, ma che lei si era pentita di avermi lasciato andare.
Comunque, io accettai di buon grado, era come un miraggio la possibilità di stare con mio padre. Sono sicura che lui desiderasse che io mi librassi in volo, anche se rigorosamente solo nel corridoio apertomi da lui. Lasciai Modena a 19 anni, analfabeta riguardo alla sfera sentimentale/sessuale: mi allarmavano le battutine di maliziosa curiosita’ che mia madre mi lanciava durante un periodo in cui ricevevo un lungo, rispettoso corteggiamento da un giovane che tutti in casa conoscevano essere perbene. Infatti, nonostante mi piacesse molto, non sapevo come dialogare e ci perdemmo. Arrivata a Milano, non fu diverso: guardando la mia vita da posteriori, sembrava che i miei ricettori non “riconoscessero” gentilezze e profondo rispetto nelle relazioni sociali, men che meno se era coinvolta una romantica proposta. Adesso ricordo che gioivo interiormente, ma tenevo tutto nascosto.
Il 7 maggio 1984 iniziai entusiasta il lavoro che mio padre mi aveva trovato. Avevo un rapporto simpatico e vivace con i colleghi, una meravigliosa Milano tutta da scoprire, il mio stipendio! Il mio rapporto critico con il denaro inizio’ allora. Alla luce di oggi, direi che il nocciolo del problema è che non ho mai (finora) strutturato il denaro con il passato o il futuro, sempre solo col presente. Ovvero, ho sempre speso per costruire me stessa nel momento contingente, e per me ciò significa dare oltre che ricevere, anche per esprimere collaborazione, amore e riconoscenza. Insomma, come un flusso di energia .. prima per cercare la mia immagine esteriore, quindi abbigliamento, cosmetici, oggetti, poi per dare a mia figlia tante belle cosine, per evitare discussioni con mio marito circa le spese di casa, poi per studiare arte, poi per creare arte, poi ancora per vendere arte – forse perchè inconsciamente pensavo che la mia arte non sarebbe stata apprezzata se non avessi dovuto fare un grande sforzo, anche economico, per essere accettata. Invece ho avuto tante conferme da acquirenti, ma non sono riuscita a capitalizzare il mio guadagno perchè mi scivolava via. Mantenendo faticosamente e dispendiosamente un rapporto ancora stretto con la mia vecchia famiglia, ho sempre coltivato i semini della mia natura creativa, delle mie aspirazioni, usando i soldi per il bene, io credo, e quei semini sono germogliati spesso. Appena riscosso un successo e poi un altro, una conferma che ero sulla strada giusta, quando avrei dovuto mettere le radici, ora ricordo che sentivo che questo mi avrebbe allontanato dall’essere sempre pronta per mia madre e i tantrum della vecchia famiglia e allora sono sempre fuggita. Per poi ricominciare da capo.
P. aveva il doppio dei miei anni. Eravamo colleghi, e all’inizio mi dimostrava il suo interesse con critiche sarcastiche sul mio abbigliamento, o il mio modo di camminare, o di parlare … poi all’improvviso una sporadica affermazione di complimento, quasi senza intonazione. Il suo sguardo era velato di tristezza, era un uomo bellissimo e ammirato, ma sembrava sempre in lotta fra il far valere la sua grande umanità e cultura e una amara rassegnazione e scetticismo che affondava nel passato. Invece io pensavo solo al presente, era un potenzialmente bellissimo presente, ero ottimista e lavoratrice, e pensavo che come a me anche a lui tutta questa bellezza potesse far dimenticare le cose brutte. Sopratutto quando arrivò la nostra bambina. Che adorava.
Vedeva giustamente cose che io non vedevo a proposito della mia famiglia, ma mi apriva gli occhi in modo brutale. Per esempio, da sposati, mi rinfacciò che mio padre aveva comprato una casa a mia sorella e non a me: io so che lui non era per niente un materialista, aveva molte risorse, ed era molto generoso, anche verso i miei parenti. Solo che vide l’ingiustizia. Allora io, come un automa, lo dissi ai miei genitori, e fu un grandissimo errore. Io e lui avevamo tutte le possibilita’ di pagare il mutuo con il nostro lavoro, io sognavo una famiglia mia libera dal passato. Invece lui mi ci faceva rituffare sempre. Sarebbe stato normalissimo ricevere un regalo da un padre, se poteva, invece cosí fu una cosa forzata e umiliante, ci pagava le rate del mutuo fino a che non ci separammo e vendemmo la casa.
Mio marito era alcolista. La cosa pazzesca è che per tanti anni i miei occhi vedevano solo in parallelo. Mi rendevo conto del suo eccedere nel bere vino, solo vino – infatti sono convinta che la dipendenza fosse cresciuta con lui per abitudine e tradizione familiare, e che da adulto esso rappresentasse non solo e tanto un mezzo qualunque per lo stupore, ma viceversa una sostanza “confortante” per i dolorosi ricordi, che infatti assumeva in modo controllato nel tempo, alas non nella quantità. La morte di suo padre fu probabilmente l’unico motivo per cui mi accennò a quanto lo odiasse, descrivendo alcune scene, che evidentemente lo avevano traumatizzato, mettendo ciò in contrasto con l’amore giocoso per sua madre, che lui riteneva ne fosse la vittima principale. Ma per tanto tempo non collegavo la sofferenza della nostra relazione con questo problema, forse cercavo semplicemente di vivere nel mio mondo “nonostante” i momenti tremendi. Ho chiesto aiuto professionale e spirituale durante e dopo la separazione, perchè la mia priorità era proteggere nostra figlia, ma anche rappresentare quotidianamente lui, me, la situazione, a mia figlia, attraverso parole giuste.
LiOr (continua)
Questa è la terza settimana dell’Omer, dedicata a Tiferet cioè Compassione, Equilibrio, Bellezza, Verità. Il 16 dell’Omer è rappresentato da ‘forza nella compassione’. Idit (nome midrashico che significa testimone), moglie di Lot, fuggendo con il marito e due delle figlie dalla città di Sodoma in fiamme, divenne una statua di sale, perchè? Un’antica interpretazione suggerisce che fu perchè lei guardò indietro per vedere se le sue figlie sposate la stavano seguendo. Il suo guardare indietro non era un atto di disobbedienza ma di compassione. I commentatori dicono che spesso, nella Bibbia, una colonna rappresenta un memoriale. Voltandosi indietro, la moglie di Lot trasforma se stessa in una colonna commemorativa delle sue due figlie che morirono, e un testimone del passato per le sue figlie vive. Portiamo Idit nella nostra vita quando abbiamo la compassione coraggiosa, la gevurah shebetiferet, per testimoniare il dolore degli altri. (https://www.ritualwell.org/ritual/omer-16)

