Durante questo scorso mese mi sono dedicata al mio sito web, a scriverne i diversi contenuti per raccontarti chi sono, allo styling più adatto per rendere ogni pagina e sottopagina accogliente come un abbraccio (che in questo periodo di zero contatto fisico per me è ancora più importante!). Dopo quattro anni da quando Roberto, il designer e gestore del sito, mi ha consegnato questo strumento e la sua assistenza, pazienza e professionalità, mi sono resa conto che vedevo il mio spazio di comunicazione per la prima volta, con occhi nuovi.
Mentre pian piano io e il sito facevamo amicizia, capii il perchè di questo lungo periodo di silenzio. In questi primi anni di vita a Modena, ho dovuto fare i conti con le mie debolezze più insistenti, e, finalmente dopo tanta fatica, assistere alla loro catarsi.
Sta per entrare Shabbat. Questo è Shabbat Ha Chodesh, e leggiamo ben tre parashot, Vayakel, Pekudè e Ha Chodesh: le prime due sono incentrate sulla meticolosa spiegazione della fase finale della costruzione del Mishkan da parte di Mosé, rendendo conto del denaro pubblico speso, definendolo come atto importantissimo da parte di una figura che lavora per il popolo.
Parashat Ha Chodesh invece tocca l’aspetto dei limiti dell’essere umano, annoverando quelle che sono le primarie minacce alla sua esistenza: guerra, poverta’, malattia e morte. I Cachamim, i saggi, credendo nell’importanza fondamentale del superamento di queste problematiche da parte dell’umanità, decisero di dedicare 4 Shabbatot a queste sfide della vita che dobbiamo vincere.
Infatti, nel tempo che ci porta verso Pesach, verso la libertà, simbolicamente l’entrata della primavera, abbiamo avuto tre Shabbatot: Shabbat Shekalim che tocca l’argomento della povertà, Shabbat Zachor, della guerra, con Amalek che diventa l’archetipo del nemico, e Shabbat Pará riguardante la morte. Nel frattempo, con il Corona Virus, la malattia si è manifestata quanto mai reale e capillare nella nostra vita di oggi: ogni giorno tutti noi abbiamo ragione per riflettere e per capire quanto siamo interconnessi e meritevoli di aiutarci l’un l’altro.
Il quarto Shabbat, che inizia appunto oggi, Shabbat Ha Chodesh, fu dedicato dai saggi al rinnovamento (da chadash = nuovo) e alla stipula del gioioso giorno di Rosh Chodesh, dell’inizio di ogni mese nel calendario lunare su cui si basa tutto il calendario ebraico, e in questo Shabbat ricorre quindi ogni anno l’anniversario dell’inaugurazione del Mishkan, del tabernacolo.
Ed ora io abbraccio il rinnovamento. Ho intitolato il mio blog ‘Or Ein Sof’ che in Ebraico significa ‘luce senza interruzione’ poichè mi sono promessa di non interrompere mai più l’espressione delle mie passioni e lo scorrere della meravigliosa narrativa che ogni giorno potenzialmente si crea fra me e il mondo. Sono felice e grata di aver conquistato una nuova visione di me, della mia possibilità di utilizzare il prezioso strumento che è il mio sito web per condividere, con parole e immagini, l’opera delle mie idee e delle mie mani.
Nella foto, la Challah, il pane della tradizione ebraica che faccio ogni Venerdì: ho fatto l’impasto non dolce come di solito poiché, purtroppo a causa del Corona Virus, il negozio di Regina, panettiera di Via Ruggera, è chiusa. Allora la Challah sarà il pane della settimana, insaporita con i semi di zucca quella al centro e con i semi di sesamo le altre, entrambi buoni per contrastare la secchezza del corpo.
Shabbat Shalom
LiOr

