Ricevo in serata una telefonata da mia sorella e il cuore comincia a palpitare: mi informa che nel pomeriggio mamma aveva la febbre, senza altri sintomi, e, dopo aver preso l’antipiretico (che peraltro ha fatto effetto) come ormai d’abitudine da diversi anni è stato chiamato il 118.

I volontari arrivati hanno ritenuto di ricoverarla in ospedale, forse anche poichè l’ assistente familiare è già da giorni in isolamento nella sua stanza in quanto positiva al Covigliacco 19, e mio fratello deve occuparsi di lei e di mia madre. Finora lui e mamma avevano il test negativo, infatti qui eravamo  al drive-through per sottoporsi all’esame. Silvia è uno scricciolo, ha tante patologie e la demenza senile comincia a chiederle il conto. Ma è una leonessa!

Mia sorella mi dice che dall’ospedale di Baggiovara hanno in seguito comunicato che il test di mamma è positivo. In questi mesi di malattia, morte e guarigione anche di persone fragili, il mio pensiero costante è stato quanto terribile è non poter essere vicino ai nostri cari in ospedale .. mi chiedo come sta prendendo Silvia questa lontananza che senza il telefono è diventato isolamento.  B’H ieri sera hanno detto a mia sorella che la mamma sta bene e ha buoni valori. 

Ho dormito poche ore e stamattina all’alba ho telefonato all’ospedale, ma dal centralino non possono passare telefonate, bisogna aspettare che i medici ci aggiornino. Allora ho telefonato alla nostra assistente, che chiamerò Stellina: dico nostra poichè da quando arrivò l’anno scorso, proprio dopo il terremoto dell’intervento all’anca di Silvia, abbiamo iniziato un rapporto reciproco di vera familiarità, pur con la distanza di rispetto, dice Stellina ‘come sorelle’. Ma dal giorno della notizia del contagio un pò di giorni fa, sono stata pò distante da lei, non solo ovviamente perchè non la accompagnavo come ogni domenica sera di ritorno a Portile, ma anche come dialogo .. invece mi sono lasciata prendere dal bruciore della ferita per il rifiuto di mia sorella di comunicare tempo fa, quando i contagi crescevano, per rivedere insieme, per il bene di tutti, le abitudini di Stellina di come gestire il suo tempo libero.  Oggi finalmente la  conversazione con Stellina mi ha rinfrancato lo spirito, ci siamo strette virtualmente in un abbraccio ripromettendoci di guardare solo avanti.

Mentre impastavo la challah, mi sembrava di fare un massaggio per Silvia e spero che mentre il pane cuocerà, si diffonda nell’etere il mio caldo abbraccio che la riporti presto a casa. Come nella foto grande, scattataci da Ariel il pomeriggio di Rosh Hashana 5781. 

Mamma, mammina, ti voglio bene.

El na refa na El na refa na la, El na refa na El na refa na la.

 

 

   

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