Tutti i ritmi e gli appuntamenti stagionali, cadenzati dalla Natura, stanno avvenendo imperturbabili, nonostante, come ha riportato il TG, siamo ad oggi quattro miliardi di persone sul pianeta ad avere quasi completamente interrotto o stravolto le nostre abitudini quotidiane.

Cosi, anche in questa primavera dell’anno 2020, anno ebraico 5780, sta per arrivare il festival di Pesach, che inizierà la sera del prossimo 8 Aprile.  Ma sarà sicuramente molto diverso il modo in cui lo celebreremo.

Durante i 7 giorni di Pesach noi rievochiamo l’uscita degli Ebrei dall’Egitto, quando Faraone Ramses II ne ebbe abbastanza delle piaghe mandate da Dio per fargli capire che era giusto lasciare andare i suoi schiavi, appunto, gli Israeliti, verso la loro terra di origine.  L’esodo avvenne una notte, di fretta, non ci fu tempo di aspettare che il pane lievitasse per cuocerlo, e gli Ebrei lo portarono via cosi com’era, azzimo.  Ecco perchè la Matzah (https://it.wikipedia.org/wiki/Matzah) è il pane senza lievito caratteristico di Pesach: una specie di cracker, che viene creato con acqua e farina e, dall’inizio alla fine della preparazione trascorrono al massimo 18 minuti.

Il tema di Pesach è infatti la ‘liberazione’ della casa, della cucina da ogni tipo di lievito o prodotto di farinacei comuni. Eccomi qui, come ogni anno, affaccendata nella grande pulizia di preparazione. Sinceramente trovo che sia una buona occasione annuale, e mai come in questo periodo in cui dobbiamo imparare ad essere scrupolosissimi nell’igiene.

Ho sempre sentito molto vivo il parallelo fra il lievito come sostanza alimentare e talvolta il “lievitare” del nostro Ego, per il nostro attaccamento all’esteriorità riguardo a noi stessi. E cosi trovo significativo che in questo Pesach 2020 noi siamo costretti ad essere, in un certo senso, più a tu per tu con il nostro sè, con molte più possibilità di introspezione e di verificare come stiamo con le persone coinvolte nella nostra vita più intima.  Spesso per fare questo abbiamo bisogno di una dose in più di umiltà, di fiducia nelle possibilità della nostra essenza più semplice.  Come quando, appunto, si ‘sgonfia’ via il superfluo, l’eccessivo, e rimane il nostro vero nocciolo coraggioso. 

Chag Pesach Sameach!

 

 

 

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