In Ebraico, Rosh Chodesh significa capo mese, il primo giorno di ogni mese (chodesh) del calendario lunare, che nella  tradizione ebraica è sempre una festa di rinnovamento, di nuove possibilità.

Nissan è il mese primaverile in cui noi celebriamo la nuova vita, il nuovo inizio della vita degli Israeliti che si apre a loro con l’esodo dall’Egitto. Il 15 di Nissan di ogni anno cade la festa di Pesach, il passaggio, 8 giorni in cui noi riviviamo l’uscita dalla schiavitù e festeggiamo la Vita.

Il mio Rosh Chodesh Nissan, quest’anno, è stato illuminato dall’interpretazione di Rav Johnny Solomon di Londra delle scritture ebraiche relative alla preparazione per il periodo di festa e sopratutto allo svolgimento Seder, cioè la cena rituale di rievocazione che apre quei giorni di Pesach e quest’anno sarà il 5 Aprile.

Premessa. Rav Johnny è partito da un principio scritto dai maestri del Talmud: “La Torah non è stata data agli Angeli”. Quando D-o era in procinto di emanare la Legge, che sarebbe stata portata giù in terra da Mosè,  gli Angeli non erano d’accordo, sostenendo che l’Umanità non era pronta per tanta luce, che solo loro nella loro trascendenza potevano rispettarla.  Ma D-o lasciò che fosse Mosè a perorare la nostra causa. Mosè chiese agli Angeli: “Avete voi una vita di gioie e tribolazioni umane, una famiglia da crescere, un corpo da sostenere e curare, avete provato la schiavitù e la sofferenza …? No? Ecco, allora noi Umani abbiamo più bisogno di voi di questa Legge di D-o”.   E D-o fu convint@ 🙂 

Infatti, vi è una particolarità durante i giorni di Pesach: cosi come gli Israeliti dovettero fuggire dall’Egitto dopo il tramonto, prendendo con loro tutto ciò che potevano tra cui la pasta di pane non ancora lievitata (che normalmente sarebbe stata cotta all’alba), cosi noi Ebrei ci asteniamo per 8 giorni dal mangiare qualsiasi cereale che contenga lievito o che sia stato in contatto con l’acqua, o che entrando in contatto con l’acqua aumenti di volume (quindi non solo prodotti da forno ma anche pasta).

Questo “lievito” si chiama Chametz e nei giorni preparativi alla festa dobbiamo pulire le nostre case da ogni sua traccia, andando a trovarlo in ogni fessura e anfratto. Una lavorata pazzesca!

Arriviamo al Seder della prima sera: 6 cibi simbolici, disposti su un piatto, scandiscono il racconto, l’ Aggadà, della vita degli Ebrei sotto il Faraone e poi della fuga per la libertà, alternandosi a preghiere e letture rituali. Tutto può durare molto, molto a lungo, prima che la compagnia possa gustare la cena.

Ma no!  Rav Johnny ci ha ricordato che noi non siamo Angeli.  Prima e durante Pesach non dobbiamo mettere a repentaglio la nostra salute fisica, sanità mentale, pace ed economia della famiglia, sentirci in obbligo di andare oltre i nostri limiti per timore di non fare abbastanza, di non celebrare questa festa cosi importante per noi.

Nei giorni di preparazione. Scegliamo la Simcha (gioia) e non lo stress!  Essere umani non è un difetto, neanche durante le feste.  Quindi, va bene certo dobbiamo eliminare lo chametz, ma senza affaticare troppo il nostro corpo. Magari possiamo fare una bella pulizia interiore: sgonfiare un pò il nostro egocentrismo e fare posto alla fede e alla fiducia, verificare se e come possiamo forse avere schiavitù ancora nella nostra vita e con gli altri.

Qualche consiglio pratico di Rav Johnny. La nostra spiritualità fiorisce dalla prospettiva di esseri umani, non di Angeli, e non si misura dalla lunghezza del Seder, ma di quanto il nostro Seder è sincero, coinvolgente per tutti, divertente soprattutto per i bimbi. Per rendere speciale questa notte, vestiamoci in un modo diverso, magari cominciamo con una breve meditazione visualizzando lo scenario d’Egitto da cui veniamo, la sabbia, il mare …  dopotutto la nostra tradizione vuole che celebriamo Pesach proprio come se ognuno di noi lo stesse vivendo adesso! Scegliamo di leggere solo le parti della Aggadà che più ci ispirano, cosi da arrivare alla cena quando tutti sono ancora svegli!  C’e’ tempo anche durante il pasto per riflessioni e racconti dell’Esodo.

Perchè l’ Hallel al Seder?  Non importa se non abbiamo speso una fortuna per il pasto, quello che conta è il menù spirituale. Una parte importante è il canto, cantiamo durante e cantiamo alla fine, l’ Hallel: perchè l’ Hallel è una canzone spontanea di lode a D-o da parte di noi umani, che ha senso solo se cantato da noi umani, infatti perfino gli Angeli non cominciano il canto se prima non abbiamo cominciato noi sulla Terra.

Grazie Rav Johnny, per questa trasformativa conversazione.  Proprio in questo periodo in cui il mio corpo ha dei limiti che prima non aveva, devo fare una scelta tra stancarmi per pulire o dedicarmi all’attività fisica che svolgo nel dare benessere a me stessa e a chi ne ha bisogno.

Sarà stata una notte da ricordare?

(Clicca su questo link per saperne di più sull’immagine)

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