Venerdì inizia presto, dopo un periodo di pausa riprendo a fare la Challah. Questa volta ho seguito la ricetta di Eva, aggiungendo la semola rimacinata a parte della farina. È venuta buonissima, soffice ed elastica!

Giovedì sera, ieri, A. ha ricevuto il conferimento della laurea ad honorem di Dottoressa in Divinità. La cerimonia che da un paio d’ anni A. stava intravvedendo – come una bella soddisfazione professionale ed un’occasione per andare nella sua nativa New York, per appunto l’evento della consegna a lei e tanti colleghi della sua classe – si è svolta online, per ovvi motivi di pandemia.

È stato interessante ascoltare i messaggi dei principali insegnanti dell’Istituto Rabbinico HUC.  Quello che più mi ha ispirato trasmetteva il concetto “dello sgabello a tre gambe” e, se ho capito bene, va cosí.  Se il nostro lavoro o la nostra occupazione è qualcosa che ci mette a contatto, fisicamente, intellettualmente, spiritualmente, con altre persone, magari addirittura ci mette nella posizione di influire sulla loro formazione, o benessere, o salute, consideriamo di tanto in tanto di fermarci per un attimo. Fermarci non per interrompere il flusso della nostra vita, ma per guardare se siamo ancora “coloro” che dovremmo essere, se abbiamo la giusta direzione: io trovo questo un ottimo consiglio e, aggiungo, anche valido per verificare se con il nostro operato stiamo rispettando noi stessi.

Alla fine dell’evento, io e la nostra amica S. abbiamo pensato ad un piccolo party a sorpresa per A.

Tornando a Venerdì, avendo cotto le challot di Shabbat con un discreto successo, ho proposto alla cara amica M. di prenderne una: lei per coincidenza era dalle nostre parti nel pomeriggio, e ci ha invitato a prendere qualcosa insieme da Benny’s, un bel localino qui sotto casa. Cosi abbiamo festeggiato la “Divina Dottoressa” anche con M., a cui voglio bene e che per noi è forse la nostra Mamma Ebrea qui a Modena. 

La serata da noi con i nostri amici W. e S. è stata piacevolissima, e appetitosa con varie mezze e una spaghettata e un gelato “corretto”! Una kabbalat Shabbat cosi intensamente gratificante, divertente e sereno non la vivevo da tanto, ma anche il giorno di Shabbat è stato molto significativo.

Parshat Be – Ha’alothecha`, che abbiamo letto e discusso sabato mattina con la bella comunità Or Ammim, è una delle porzioni più significative per me: è vero, in qualche punto è un pò turpe (come nella descrizione della vicenda delle quaglie) e in qualche altro ci può far gridare all’ ingiustizia (come per la punizione di Miriam e non di Aron). Ma è ricca di tanti diversi argomenti, che toccano tanti aspetti della vita degli Israeliti del momento: le regole igieniche, la santità dei Leviti fino addirittura al loro piano pensionistico!,  la seconda chance data a chi si era perso la partecipazione a Pesach; ma anche un forte risalto alla mobilità del tabernacolo e delle tribù, al viaggio;  l’importanza della spinta in avanti dei giovani, ed allo stesso tempo la riconoscenza verso gli anziani, come nel dialogo tra Mosè ed il suo suocero (o forse ex-suocero?), dove Mosè gli dipinge un invitante futuro da condividere con il popolo d’Israele; la profanità delle lamentazioni del popolo che, nonostante tutto ciò che era già stato rivelato loro, rimpiangeva l’Egitto per il cibo, ed infatti la mortale marea delle quaglie. Infine l’insegnamento delle conseguenza della maldicenza, del pettegolezzo, per tutti e non solo per Miriam che era stata punita. Tanto che su richiesta di Aron per lei, Mosè dice a D@o la breve ed espressiva preghiera che diventerà il nostro “template” per chiedere la guarigione.

Quale miglior giorno per me per ricevere la mia prima vaccinazione anti-Covid?  Ebbene, eccomi qui al Centro ASL creato all’ex Aeronautica di Modena, dove avevo già accompagnato A-sheli e l’assistente di mia madre, finalmente in fila per il mio turno!

E poi, con un impercettibile puntura fatta da questo affabile e rassicurante operatore, che assomigliava all’attore Fabrizio Bentivoglio, assistita da una operatrice dagli affascinanti occhi che brillavano di Africa, e che mi ha più volte chiesto se fossi francese – ma no!

… Ecco fatta la prima dose, BH.

E’ stato uno Shabbat ricco di shalom!   Shavua tov!

 

Photography: Ariel J Friedlander

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