6 Febbraio 2023. In Ebraismo abbiamo 4 Capidanno, il più famoso e osservato è Rosh Hashana, con cui in settembre/ottobre – il giorno preciso dipende dal calendario lunare – cambia effettivamente il conteggio dell’anno e inizia il periodo dei giorni della meraviglia nei confronti della creazione di D@o, che culminano in Yom Kippur, di sentimento opposto, il giorno della espiazione. Prima, contiamo la celebrazione nel mese di Nisan, primavera, e poi quella in Elul, ancora tarda estate.
Il mio preferito è oggi, Tu B’Shvat, chiamato anche Rosh hashanà la-Ilan, il Capodanno per l’albero. Siamo al 15 del mese di Shevat, il giorno che in origine determinava la fine di un anno e l’inizio di quello successivo ai fini della contribuzione delle decime: i frutti maturati prima di oggi sono considerati frutti dell’anno vecchio, quelli maturati da Tu B’Shvat in poi sono i frutti nuovi.
Quindi parliamo di alberi da frutto. Nell’ Eden vi erano alberi da frutto, da cui Adamo ed Eva potevano mangiare liberamente, ad eccezione dell’albero della Conoscenza del bene e del male (Genesi 2, 16:17); come Eva aveva poi ribadito al serpente, la proibizione di mangiare dei frutti dell’albero (Genesi 3, 2:3). Loro trasgredirono. Furono estromessi dal giardino dell’ Eden e dovettero “conoscere” la vita con tutte le sue difficoltà. Fu un male?
Ci sono molti riferimenti nella storia degli Ebrei per sottolineare il collegamento della loro vita a Tu B’Shvat, sopratutto inteso come Tikkun Olam, la “riparazione” del mondo. Infatti il Tikkun di oggi significa che oggi il popolo d’ Israele – dopo tutti i tentativi di sterminio subiti – può non solo mangiare i frutti dell’albero della Conoscenza, ma anche quelli dell’albero della Vita. La mitzvà di questa festa sottolinea il fatto che mangiando i frutti noi ci nutriamo senza distruggere la pianta, come avviene per certi vegetali.
Questa è la mia festa. Quando avevo 35 anni, io sono uscita da un “Eden” in cui ero stata posta. Non so se è giusto che io usi questo parallelismo, perchè in quel giardino non vi era pace e nulla era sicuro, comunque lo voglio usare in quanto credo che i miei genitori avessero le migliori intenzioni per me. Ma non toccare i frutti dell’albero della Conoscenza vuol dire non avere agenzia, non vedere e scegliere per sè. Come per Eva, cosí per me.
Quando ho iniziato a nutrirmi di quei frutti, sono rifiorita. In quel tempo, in un deposito di rifiuti dell’elegante condominio dove avevo il mio laboratorio, trovai un piccolo tronchetto rinsecchito buttato via; ma nella penombra vidi un puntino che brillava – era infinitamente piccolo – e alla luce vidi che era verde. Lo portai a casa, a Milano, e nel nostro balcone divenne cosi, la mia Giuditta.
Vivere fuori dall’ Eden è bellissimo, è il sentire la linfa che ti scorre nelle vene e ci sono persone che ti apprezzano, a cui puoi dare il meglio di te perchè gli è utile, e lo cercano. Ma è una battaglia, devi essere forte e non farti indebolire dal senso di colpa.
Io non sono stata capace di non guardare indietro, ai richiami dall’ Eden. D@o fu molto corrett@, quando lasciò andare non richiamò indietro. Fu cosí che mi trasferii con Giuditta in un ambiente non giusto dove, un gennaio di qualche anno fa, gelò.
Ma piano piano, recuperando i 18 getti nuovi che, imperterrita, ha continuato a dare anche quando non me lo sarei aspettata,
ho fatto Tikkun sulla Giuditta (ah, poi scoprii che è una Dracena). Ora che è forte alla base, siamo pronte a crescere in altezza … o come D@o vorrà.
E quindi credo che no, per Eva non fu un male: aprire gli occhi, conoscere il bene ed il male, è la mia strada che continuo a seminare. E voglio che sia sempre costellata di alberi!
Nella foto grande (grazie Ariel J Friedlander) sto piantando il prezzemolo come rituale di questa festa, che ieri ho trascorso insieme alla comunità di Or Ammim a Bologna.
Edited oggi 27 Marzo 2023: Ecco il prezzemolo cresciuto che per tradizione taglieremo a Pesach per condire le squisite palle di matza, una specie di polpetta di uovo, cipolla e farina di matza, l’unico cereale permesso durante la pasqua ebraica in quanto non lievitato, cotte nel brodo.

