Caro nonno Ferdinando,
oggi è il 169mo anniversario della tua nascita.
Noi due non ci siamo mai conosciuti. Raramente ho sentito parlare di te, mai ho potuto ascoltare racconti di te, di come hai vissuto, di qualcosa che tua moglie e i tuoi figli ricordassero di te. Solo il tuo nome è balenato qualche volta in questa forma: “il padre di Giacomo è morto quando Giacomo aveva 1 anno”. Mio padre, Giacomo, probabilmente non aveva memoria diretta di te, ma le sue sorelle, zia Maria e zia Tatina, più grandi di lui, ne avranno pure avute. Per non parlare della nonna Lucia, che veramente ti ha conosciuto. Ma i rapporti dei miei con loro erano sempre troppo impegnati da dinamiche di gelosia, frustrazione, ribellione, per poter lasciare scorgere alla piccola di casa uno spazio per chiedere di qualcosa su suo nonno.
Nonna Lucia è morta nel 1983, io avevo 19 anni, ma di lei ho solo qualche piccolo ricordo da bambina, come quando mi insegnava come lavarmi il naso ogni mattina, con un delicato equilibrio fra inspirare acqua tiepida dalla conchetta delle mie mani senza ingerirla e poi soffiando forte; poi il beneficio di bere ogni giorno il tuorlo di un freschissimo uovo. Il ricordo più misterioso per me è però quello di quando mi diceva ” … e si che io darei il sangue per loro! “: Io non mi ricordo le parole che precedevano, o l’evento che le fece scaturire. Posso comunque immaginare che si riferisse ad una lite fra/con mio padre e mia madre.
La lettura della Torah di questa settimana contiene il ricevimento da parte degli Israeliti dei dieci comandamenti. Non poca cosa vero? Eppure, il nome di questa parshà è Yitro, il suocero (non Ebreo) di Mosè.
Yitro vede come Mosè vive enormi difficoltà per lo svolgimento del suo compito che ora, essendo Israele divenuto una società sempre più formata, include amministrare, dirimere tutte le questioni fra le persone, giudicare e comminare le pene, insomma Mosè è oberato di lavoro e la sua famiglia soffre della sua mancanza. Yitro allora interviene, pur non richiesto. Gli fa notare come non dovrebbe stare a Mosè fare tutto, gli suggerisce di scegliersi dei collaboratori a cui delegare parte del lavoro e gli prospetta un modo nuovo per amministrare il popolo. Mosè accetta e l’esito è buono. Come ha notato poi una compartecipante ad un gruppo di discussione sulla Torah della settimana che frequento, noi non sappiamo neanche se Yitro sia stato gentile con Mosè oppure brusco, se sia stato “un buon comunicatore” oppure “un suocero invadente”, fatto sta che ha visto un problema e una sofferenza ed ha agito, e questo ha avuto un buon risultato per tutti.
Da quando ho memoria, ho sempre sentito tutti i miei familiari – mamma e sorella sopratutto – parlare con astio di nonna Lucia, come della colpevole di interferenza e di responsabilità nella separazione dei miei genitori. Mia madre, però, che appena sposata era una giovane maestra elementare, mentre mio padre era già lanciassimo nell’inizio di una brillante carriera di banca, riconosce ancor oggi a mia nonna il merito di averle consigliato con decisione di specializzarsi nell’insegnamento ai bambini disabili poichè, con tale titolo, avrebbe sempre potuto avere il trasferimento nelle città dove suo marito sarebbe stato incaricato. E cosi fu. Quindi quella “interferenza” fu positiva, nell’interesse del matrimonio dei miei genitori.
Tornando a Mosè, Yitro non si è limitato a criticare il suo operato, ma gli ha prospettato una soluzione. Il messaggio che possiamo infatti leggere nella parashà di questo Shabbat è di non prestare attenzione solo all’importante comandamento, ma di cercare soluzioni prima di criticare o protestare nella nostra società. Cosa estremamente attuale purtroppo anche nel governo della nostra Italia, abbiamo la responsabilità di trovare delle soluzioni prima di parlare negativamente al nostro prossimo.
Anche se spesso, essendo io di natura molto ben disposta a trovare ed offrire le soluzioni pratiche a qualche problema, questo atteggiamento viene scambiato dalla persona ricevente come una imposizione (forse per il mio entusiasmo?) e mi dispiace molto.
Avrà mia nonna peccato altresí di critiche non costruttive? E’ probabile, e, considerando il carattere difficile di mia madre, avrebbe dovuto evitare – il Talmud ci dice che è una mitzvah il tacere se si sa che non si sarà ascoltati (Yevamot 65b).
Mio padre, quelle rare volte che lo vedevo, e quelle rarissime in cui parlava di nonna Lucia, ricordava brevemente che era severissima nell’evitare che la società avesse pietà di lei e dei suoi figli, essendo rimasta vedova all’età di 35 anni. Giacomo aveva ancora il bruciore dello schiaffo che lei gli diede per aver preso in mano una mela dal banco del mercato. Ricordava che sua madre voleva pagare per le medicine anche se erano mutuabili. Ricordava con terrore gli anni trascorsi in collegio militare, che forse sua madre aveva ritenuto necessario per una degna educazione (!).
Quando nel 2016 mi sono trasferita a Modena, mi sono sentita schiacciata dal blocco di marmo che la mia vecchia famiglia, con mia sorella in prima linea, manteneva sulle teste di tutti noi. Un massiccio pieno di odio, muta rivendicazione, maldicenza (quello che in Ebraico si chiama Lashon haRa), tuttavia testarda volontà di sopportazione di tutto ciò, spostando altrove il focus dei problemi da guardare e risolvere, ossia le ingiustizie e i vari disturbi psicologici di tutti noi. Cercando una guarigione delle situazioni ereditate sia da parte di papà che di mamma.
Allora ho deciso che volevo sapere qualcosa di te. Siccome la mia esperienza nel fare domande personali a mio padre è stata da sempre terribile, mi sono rivolta all’Archivio di Stato di Modena, cominciando un percorso con un pizzico di informazioni sul tuo conto, ma un sacco pieno di gentilezza e buona volontà da parte della dirigente e dei suoi collaboratori.
Per prima cosa ho appreso che sei nato il 4 Febbraio 1852. Cosaaaa? Mio nonno era di metà ottocento? Wow. Ho saputo che nonna Lucia fu la tua terza moglie, sposata giovanissima quando tu avevi 68 anni. Che eri un militare, “impiegato regio” come si usava dire. Che hai fatto i primi passi in un paesino di montagna sopra Reggio Emilia.
E cosi, grazie all’incoraggiamento di Ariel che è appassionata di genealogia, il 1 Ottobre del 2019, il giorno del compleanno di mio padre, sono partita alla scoperta di te.
La strada è ancora lunga, ma intendo scoprire di più.
Shabbat Shalom!
LiOr

