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A quel punto, coinvolta dall’aggravamento di mia madre, commisi il grave errore di darmi per scontata, gravitando nel caos totale che regnava in tutti gli aspetti della realtà quotidiana. Praticamente lasciai Londra e tutto il valore che aveva per me. Volevo tanto aiutare a mia madre, e a quel fine ritenevo un comandamento collaborare con tutti, con le capacità di cui avevo arricchito la mia vita fino ad allora: attraverso la mia lunga e profonda esperienza nel settore del benessere e del massaggio Ayurvedico, con particolare attenzione alla sfera bio-emozionale, e, negli ultimi 4 anni nella comunità ebraica di Londra, gli studi e l’attività di azione e cura nel sociale, sopratutto verso le persone più vulnerabili.
Naturalmente andai a trovare mio padre. Da Londra tempo prima ero venuta apposta per l’operazione di sua moglie, comunque gli scrivevo, purtroppo sempre senza risposta se non un rinunciatario “oramai.. cosa ci rimane?”. Ora che ero venuta per aiutare, vedendolo stanco e provato, gli offrii di provare un massaggio, che rifiutò. Gli raccontai della mia conversione all’Ebraismo .. nessuna reazione. Invece l’unica conversazione che faceva quasi in automatico era piangersi addosso e dire male di altri. Gli presentai la mia compagna, che amorevolmente veniva molto spesso a trovarmi da Londra, e organizzai un compleanno di mia figlia da loro: però ad un certo punto sono fuggita perchè parlava male di mia sorella e non riuscivo a sopportarlo, anche considerando quanto lei aveva fatto per loro negli ultimi anni.
Oltre ai dolori di origine ortopedica, mia madre era talmente agitata che io cercai un aiuto psicologico. Grazie all’aiuto del geriatra, trovai uno studio di due professionisti giovani, sensibili e rassicuranti, mia sorella approvò e mi aiutò nel pagare la mia parte, dato che ero sulle spese. Tentarono con noi tre una semplice terapia familiare, perchè era un momento di svolta per tutti. Mia madre dopo due volte rifiuto’ di partecipare e io proposi mia sorella di continuare noi due, ma rifiuto’ aspramente.
La grave malattia psichiatrica di mio fratello incideva sempre di più nel quotidiano, e dato che mia madre e mia sorella esprimevano preoccupazione ma anche rassegnazione in proposito, cercavo di aiutare incoraggiandole a nominare un amministratore estraneo alla famiglia, alla cui idea sembravano contrarie. In passato io avevo conosciuto e frequentato con mia madre l’associazione delle famiglie toccate dalla malattia mentale “Insieme a noi”: era stata per lei un grande aiuto per condividere le difficoltà del rapporto con mio fratello, e anche per il divertimento degli incontri sociali che organizzavano. Cosi, chiesi loro un consiglio e la responsabile mi spiegò tutto. Un giorno di pioggia torrenziale, mi “prese per mano” e andammo in tribunale da cui portai a casa alcuni nominativi per mio fratello. Infatti lo scelsero e furono tutti contenti.
Siccome cercavamo l’assistente familiare ma mia madre si opponeva, mi sono rivolta ai servizi sociali di competenza per chiedere un consiglio: fu importante, almeno per me, poichè, davanti a mia sorella, raccontai alla operatrice tutto il nostro trascorso, che aveva portato a crearsi la attuale situazione abitativa e di salute di mia madre e mio fratello. Ero commossa, non solo per quello che dicevo ma anche per la gentilezza d’animo della persona davanti a me. Che promise (e mantenne) una collaborazione fra loro e il centro di salute mentale, e subito avviò il servizio domiciliare settimanale di assistenza per mio fratello.
Nel frattempo facevo tutto il possibile per facilitare il passaggio di mia madre ad una nuova organizzazione degli spazi nella casa. Mentre mi accingevo a fare un’operazione di versamento per la mamma, scoprii che lei e mia sorella mi avevano tolto la firma di procura dal conto di mia madre. Mia sorella dava per scontato che io eseguissi all’istante le sue disposizioni persino riguardanti la mia vita. Come quella di dare il mio indirizzo mail ad uno sconosciuto avvocato che mio padre aveva incaricato di scrivere a me e mia sorella a proposito di quantificare denaro che lui ci diede per le nostre case. Pensare che mio padre facesse questo per interposto avvocato, mi ha molto ferito; ma quando mia sorella mi disse che “era meglio non mettersi di traverso”, il colpo fu ancora più forte: in quel “frullatore” micidiale di sentimenti urlati, aspirazioni frustrate, mancanza di rispetto, come potevo far capire che la mia ricerca di una qualche sicurezza morale e stabilità interiore, per me è necessaria, per il mio lavoro e proprio per onorare i miei genitori? Che la mia casa spirituale é fondamentale per me quanto per essi le loro eleganti case materiali?
Sensibilizzai l’amministratore sul fatto che mio fratello non aveva regole di contribuzione. Avendo un bell’appartamento che non usava più anche per disposizioni del medico, io e mia figlia, in visita da Londra, abbiamo organizzato e compiuto lo svuotamento materiale dell’appartamento (per me emotivamente difficile) e l’avvio di contatti e preventivi per sistemarlo per l’affitto come da istruzioni.
Una volta che l’assistente familiare si era inserita, mi sono trasferita in centro. Ho finalmente avviato la mia attività aprendo un centro di benessere dove ho inteso offrire tutto il mio expertise. All’ inaugurazione, invitai mia sorella e i suoi conoscenti che desiderasse presentarmi: qualcuno le chiese “Tu vieni a fare i massaggi?” e lei rispose no. La mia attività di benessere etico comprendeva appunto conversazioni, approfondimenti su di un tema di natura umana, e ho pensato queste modalità potessero aiutare l’apertura di uno spiraglio fra noi in un modo più libero, non legato solo e sempre all’amarezza dittatoriale e vittimistica con cui mi coinvolgeva delle incombenze familiari. Una volta sola accettò l’invito, con il suo partner, e dopo qualche attimo scappò via. Lui, invece, tornò una volta, in compagnia di un conoscente, andandosi senza indugio a sedere al mio posto dietro il banco, e da li pontificando!
LiOr (continua)
Questa è la sesta settimana dell’Omer, dedicata a Yesod, cioè Connessione, Intimità, Generazionalità, Fondamenta. Il 40mo giorno dell’Omer ci presenta Hod she’be Yesod, Gloria nella connessione. La Regina di Saba (1 Re 10:1-12) arriva da una terra lontana in Africa alla corte del Re Salomone perché ha sentito parlare della saggezza di Salomone e vuole metterlo alla prova con domande difficili. Arriva portando cammelli, spezie, oro e gioielli. Pone molte domande al re, e non c’è nulla che lui non sappia – lei è deliziata dalla sua saggezza. Sembra che la regina di Saba sia semplicemente curiosa. Sente parlare di qualcosa di straordinario che non ha visto – un re saggio – e parte per scoprire se ciò che ha sentito è vero. Porta doni dalla sua terra e li scambia con i doni che Salomone le dà. Attraverso questo scambio guadagna ricchezza materiale, saggezza intellettuale e forse un amico. La Regina di Saba rappresenta hod shebe’yesod, la ricettività che viene dal desiderio di connettersi. Siamo più simili a lei quando siamo curiosi del mondo e quando abbiamo interesse per tutto ciò che ci circonda. (https://www.ritualwell.org/ritual/omer-calendar-40)
Photo: courtesy www.esteri.it

