Come dicevo nel precedente articolo, sono arrivata a questa festa di Purim, che abbraccia Shabbat, in particolare parshat Tetzavveh, ben preparata. Non solo per gli Hamantaschen farciti con il tradizionale Ashkenazi impasto chiamato Mohn, ma anche per la mitzvah della challah settimanale.

La mia amata Ariel ha origini decisamente Ashkenazite, mentre io mi sento attratta, per diversi aspetti, dalla vita ebraica Sefardita, anche se, vivendo in Italia, appare evidente (!) come gli Ebrei italiani – Italkim – fanno tradizione a sé stante.

La parshà di questa settimana mette in luce il valore della bellezza, l’importanza della ricerca del proprio, adatto, “santo” abbigliamento e della sua influenza sulla nostra interiorità. Ma per approfondire questo concetto, ecco il graditissimo  Shabbat Tetzavvè 5781, commento di Rav Ariel J Friedlander  dalla mia rubrica “In principio ..”.

La Torah ci parla di rendere più santo il servizio a Dio attraverso la bellezza degli indumenti sacri: io credo che cosi come noi possiamo poi traslare questo concetto nei nostri rituali accessori per la preghiera, altrettanto vale per la scelta di ciò che indossiamo ogni giorno come dedizione alla nostra personale essenza più profonda, più sacra.

Con la stessa intenzione estesa anche alla cucina, allora, mi sono sentita ispirata a festeggiare questa parshà – che parla in modo cosi significativo per i miei interessi e valori – e ancora Purim, con una piccola ricerca per rendere ancora più bella la nostra tavola di Shabbat, con un omaggio alla tradizione dell’Est Europa e uno a quella Sefardita.

Ecco il prodotto della mia prima esperienza nel fare la Keylitsh challah: questa è un enorme ed elaborato intreccio per un totale di 12 fili di pasta, usanza che nasce anticamente in Polonia. Ai matrimoni, veniva offerta da una donna agli sposi, come augurio di avere sempre “il pane”.  Inoltre, essendo fatta di 12 fili di uguale spessore e lunghezza, vuole rappresentare le 12 tribù di Israele. E a Purim, l’intreccio ricorda le corde usate nella vicenda di Haman – boooooo!.

    

 In quest’altro mio esperimento, un pane di tradizione del Marocco di nome boyoja ungola, o ojos de Haman – booooo! – mi ha divertito molto l’inserire due uova sode come occhi di Haman – booooo! – e ricoprirli con due grosse X!!!!  Catartico no?! 

 

 

 

Chag  Purim Sameach!  Buona festa di Purim!

 

Share it
Piattaforma di gestione del consenso di Real Cookie Banner