Mentre scrivo quest’ultima tappa del mio viaggio nell’Omer, gli Arabi Palestinesi ed Israele hanno raggiunto il cessate il fuoco. Al momento pare incondizionato, facilitato in modo determinante dall’intervento dell’Egitto. Auguro e prego perchè, qualunque sia lo sviluppo della trattativa, Gerusalemme rimanga il fulcro della libertà civile e spirituale di ogni Ebreo, di ogni Arabo e/o Israeliano, cosi come di ogni Cristiano, in pace. La pace però ha bisogno di essere difesa, cosi come nella vita individuale e familiare di ogni persona al mondo, ancora di più su un territorio cosí delicato come Gerusalemme e gli ancestrali luoghi della memoria biblica Ebraica.
– parte seconda –
Per agevolare la nuova cara assistente, il sabato io la accompagnavo a Modena per il riposo, e la domenica la riaccompagnavo in auto a casa di mamma. Poi per motivi di incompatibilta’ con il mio Shabbat, ho mantenuto il turno di domenica, piu’ varie ed eventuali durante la settimana, per visite di mamma, e anche per quelle della stessa assistente, provvedendo all’acquisto degli arredi e accessori per invalidi, ecc. Nel frattempo ho proseguito e portato a termine la pratica di accompagnamento.
Poi arrivo’ il Covid. Sentivo mia madre al telefono, e mia sorella faceva loro la spesa come aveva sempre voluto fare. In lockdown la assistente aveva ovviamente sospeso la vacanza del weekend. Io ho un lavoro molto sensibile alla mia salute; come tutte le persone conviventi, io e la mia compagna (soggetto vulnerabile) poi siamo reciprocamente in dovere di gestire i nostri contatti. A Settembre l’assistente riprese i weekend. Quando in Ottobre i contagi si rialzarono molto, e noi tutti, bh, eravamo stati risparmiati dalla pandemia, chiesi a mia sorella di riparlare tutti insieme per capire come procedere. Mi rispose per messaggio “ritengo ci si possa fidare” e chiuso il discorso. Io continuavo il mio turno, ma sentivo un senso di ingiustizia. Un paio di mesi dopo la assistente aveva contratto il virus. Mia sorella mi telefonò “allora, cosa facciamo adesso?”. A quel punto non ci ho più visto, e d’impulso le ho risposto “quando chiedevo io di parlare non hai voluto, adesso arrangiati”, mentre mi si affastellavano alla mente tanti pensieri. Ovviamente e’ stata una reazione a caldo, credo la prima volta da sempre che le ho risposto cosi. Seguirono comunicazioni per i test di tutti, mia madre e mio fratello furono positivi. Ho continuato come potevo a dare la mia collaborazione, non tanto fisicamente ma anche via telefono, prontamente, come quando mia sorella mi incaricò di redarre in Inglese una lista di domande e condizioni da far approvare all’assistente per fare la quarantena da mia madre.
Grazie a Dio il tempo è trascorso per tutti nonostante il Covid, anche se esso ha cambiato profondamente un aspetto della mia vita: mi sono accorta di quanto fossi non riconosciuta, sopportata “con le mie stranezze” e usata. Perchè adesso? Forse perchè i due episodi del ricovero di mia madre e della gestione di una situazione legata al Covid, più di tutti gli altri mi hanno impressionato per lo scarso valore dato alla vita, quella fisica e spirituale, in confronto al valore dato alle convenienze materiali e di facciata.
Mi sono appartata. Verso la fine di Marzo, ho raccomandato a mia madre e sopratutto all’assistente che mi chiamassero direttamente per ogni bisogno. Ho dovuto darmi il tempo per trovare un equilibrio. In questa ricerca, con un acuto, dolorante bisogno di libertà, mi sono sentita quasi trasportata, come nel varco aperto nel mare delle canne, dalla nostra Pesach; l’uscita dall’Egitto verso una libertà mentale, quasi una libertà di esistere e basta, non ‘in funzione di’. Una libertà di proteggere ciò che mi rende una persona unica (come ognuna è) e proattiva, ossia il mio dialogo con gli altri, le mie emozioni, il mio tempo meditativo, in una parola il mio respiro.
Pesach mi ha fatto volere la libertà, sfidando la profezia che, essendo nata con un solo rene, la mia volontà – intesa come capacità di impormi – sia menomata. Ma ciò che mi ha aiutato a intravvedere il come ricevere quella libertà e come usarla, è stato il viaggio lungo i 49 giorni dell’ Omer: dal primo giorno, ho ricordato i “pezzetti” di cui sono anche fatta grazie a Dio, quasi che fossero la mia offerta giornaliera di orzo. Con l’ispirazione di donne del Tanach che, per ragioni diverse, trovo essere meravigliosi simboli di responsabilità, li ho raggruppati e dedicati ad alcune di loro. E cosí siamo arrivati a Shavuot, al Sinai, al momento in cui abbiamo ricevuto i Dieci Comandamenti nella Torah, cioè la presa di responsabilità che segue alla conquista della libertà.
LiOr – fine –
Questa è la settima settimana dell’Omer la cui sefirà è Malkhut, ovvero Maestà, Dignità, Regalità, Presenza Divina. Il giorno 46 dell’Omer è dedicato a Netzach she’be Malkhut, con la figura di Yehosheva (II Re 11). Yehosheva è nipote di Jezebel, la regina d’Israele che fa uccidere i profeti di Dio. È anche la figlia di Atalya, una regina madre d’Israele che ordina di uccidere tutti i maschi della casa reale, anche i suoi nipoti, in modo che lei possa salire al trono. Eppure Yehosheva sfida sua madre e agisce per salvare uno dei figli del re. Yehosheva nasconde il giovane Yoash e la sua balia in una stanza segreta del Tempio. Sei anni dopo, il marito di Yehosheva, il sommo sacerdote Yehoyada, consacra Yoash come re e fa giustiziare Atalya. Dal punto di vista di una donna, la storia è inquietante, poiché ritrae donne potenti come prive di coscienza e ingiuste. Ma vediamo anche che Yehosheva, una donna, prende il centro della scena come personalità morale.
Yehosheva ha una scelta: può essere fedele a sua madre, e forse diventare lei stessa regina, o può agire contro la crudeltà insensibile di un genitore. La decisione di Yehosheva di salvare un bambino e sostenere la sua regalità mostra che il suo impegno è verso la rettitudine e non solo verso il potere politico. Yehosheva rappresenta la resistenza (Netzach) di Malkhut, della sovranità di Dio nel mondo. Noi possiamo essere come Yehosheva quando non idealizziamo il nostro potere, ma piuttosto usiamo la nostra forza per aumentare il potere di Dio nel mondo. Grazie https://www.ritualwell.org/ritual/omer-46!
Photo: LiOr, Murale di Gerusalemme a Netanya, Israele 2015

